''La peccatrice perdonata'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

La peccatrice perdonata

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. “Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece , da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che pedona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

(Lc 7, 36-50)

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Sorge spontanea una domanda: chi è questa donna? Maria, sorella di Lazzaro o Maria di Magdala? Non si sa. E’ una peccatrice! Una peccatrice di tale portata da sconvolgere i perbenisti seduti alla tavola con Gesù. Lo scandalo è enorme, poiché solo gli uomini, secondo i precetti ebraici, possono essere presenti a un banchetto e, per di più, questa donna entra senza chiedere il permesso a nessuno, a capo scoperto, con un vaso di profumo nelle mani, segno di una inaudita impudenza per l’uso discutibile che certe donne ne facevano a quel tempo. Gesù non si sconvolge. Sa bene che un uomo rispettabile deve stare a debita distanza da certe femmine, ma non si allontana da lei e si fa toccare! Anzi la porta a esempio di chi, pur se immerso nella colpa, per un grande atto di amore e di fiducia nella misericordia di Dio, viene perdonato e accolto. E questo in casa di un fariseo, in mezzo ad altri farisei!

Come sempre Gesù con la sua accoglienza e comprensione verso la donna, non è capito, scandalizza e si mette in condizione di essere criticato e accusato. Scorrendo le pagine del Vangelo, si delinea il tratto femminista di nostro Signore, ma naturalmente non nel senso di concedere alla donna il permesso di imitare i comportamenti sbagliati dell’uomo, come certe teorie moderne vorrebbero far intendere. Egli riconosce la mansione femminile nel mondo e la rispetta, anzi la ama. Il vero femminismo, infatti, non consiste nell’uniformare le caratteristiche dei due sessi, ma nel riconoscere l’uguale importanza dei due ruoli, complementari e necessari l’uno all’altro, da svolgere nel pieno rispetto di tutti. Ricordiamo che la Scrittura ci fa conoscere l’enorme attenzione di Dio nei confronti delle vedove, che dagli uomini di quell’ambiente culturale, invece, erano tenute in tale scarsa considerazione da credersi in diritto di poterne fare qualsiasi cosa senza temere punizioni. Per Dio, dunque, non vi sono figli di serie A, cioè gli uomini, e figli di serie B, cioè le donne, né tantomeno figli da scacciare, cioè le donne impure. Vi sono solo figli da amare e il suo compiacimento sta nelle anime di chi, riconoscendosi peccatore, non perde la speranza di essere perdonato, continua ad avere fede e si sforza di non curarsi del disprezzo altrui per correre dal suo Signore e offrirgli il poco che ha. Proprio come la peccatrice che dona a Gesù le sue lacrime, i suoi capelli e quel profumo che in altre occasioni avrebbe usato per il suo lavoro.

Come ieri, anche oggi sono spesso presenti i tre personaggi di questo brano in tante occasioni. Tante volte si incontrano sulla stessa strada persone cariche di peccati (la peccatrice) che suscitano lo sdegno dei benpensanti (Simone), pronti a scandalizzarsi se qualcuno (come Gesù) è sollecito nell’accettarle per aiutarle nel loro cammino di conversione. Chi comprende il suo stato di peccatore sa di non meritare niente, ma se vede un barlume di speranza per la sua salvezza, non esita a piangere e chiedere perdono, provando liberazione nel suo intimo già per il fatto di poter depositare la sua disperazione nelle mani di chi non lo giudica. Su un’altra sponda c’è il fariseo, quell’individuo eretto che crede di avere un’anima lustrata a dovere, che partecipa, meglio dire piuttosto che “va” a Messa ogni domenica, forse addirittura ogni giorno, che sta attento a non farsi scappare parole sconce, neanche nei momenti più irritanti, che chiude gli occhi dinanzi a un paio di giovani gambe e arriccia il naso, come se avesse le narici violentate da una terribile puzza, dinanzi a scene di certo non conformi alla morale. Per fortuna c’è tuttora qualche esempio di persona misericordiosa che sa guardare con gli occhi del cuore, sa vedere il pentimento di un’anima contrita, non condanna e riesce a pensare che la persona che sta innanzi deve aver sofferto chissà quali tremende esperienze per essere arrivata a tale o tal altra depravazione ed è tanto audace da tendere la sua mano a dispetto degli intransigenti.

Da un confronto con i personaggi di questo brano forse possiamo cogliere gli atteggiamenti giusti o sbagliati che albergano nella nostra anima. Infatti, poiché non è credibile che siamo tutti di un pezzo, è probabile che qualche volta ci sentiamo colpevoli, tanto colpevoli e bisognosi di perdono, mentre in altre occasioni teniamo il collo irrigidito in una presuntuosa altezzosità farisaica e perdiamo l’occasione di chiedere perdono. Fortunati quando solleviamo un fratello afflitto dalle sue colpe facendogli sentire il calore dell’amore divino. In tale felice circostanza siamo noi stessi abbracciati da Gesù!

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