''Scriveva per terra' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''Scriveva per terra' di Rosy Romeo

Scriveva per terra

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

(Gv 8, 1-11)

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Ecco la Legge sempre presente, sempre dominante, il mezzo più efficace per trarre in trappola qualche maestro sprovveduto, come scribi e farisei pensavano fosse Gesù. Tuttavia lo temevano, non perché fossero convinti che come maestro valesse granché, ma perché le folle lo ascoltavano e lo seguivano, sminuendo la loro autorità. Per questo motivo erano sempre alla ricerca di qualcosa che potesse smascherarlo. Quale occasione migliore dell’adulterio di una giovane coppia, cosa riprovata dai benpensanti dell’epoca. Certo, c’è da notare che, per quanto sventolassero la Legge come dimostrazione della giustezza delle loro malvage argomentazioni, con il loro comportamento manifestavano un’interpretazione del tutto personale e ambigua, esprimendo tutto il loro veleno non solo contro Gesù, ma anche contro la donna, da loro ritenuta solo come un oggetto utile per i propri comodi.

Vediamo infatti che trascinarono davanti a Gesù con le loro furiose accuse solo la donna colpevole di adulterio. Ma … e l’uomo? Secondo la Legge, infatti, sia l’uomo che la donna dovevano essere considerati colpevoli e ambedue lapidati (Dt 22, 23-24). Non c’è che dire, in tutti i tempi e secondo tutte le mentalità è sempre la donna a dover pagare per due. Solidarietà maschile? Meglio non addentrarci in simili disquisizioni. Per nostra fortuna Dio la pensa diversamente e naturalmente anche Gesù, vissuto sulla terra in un posto in cui la donna era trattata così come ancora oggi in certe culture come la islamica e altre simili, ha dimostrato di essere della stessa idea. Mi viene da sorridere ricordando tanti episodi descritti nei Vangeli in cui il Figlio dell’uomo si è comportato come il più grande femminista di tutti i tempi.

Comunque la perfidia dei farisei è paragonabile a quella di Satana nel deserto. Ricordiamo come il diavolaccio si serviva proprio della Legge per tentare Gesù. I farisei fecero la stessa cosa. Scaraventarono la sventurata, immagino quasi nuda, là in mezzo a tutti gli indici puntati contro, dinanzi al Maestro che intanto scriveva col dito per terra. Cosa scriveva? Tutti si sono scervellati su questo interrogativo. Forse scarabocchiava semplicemente, come a volte facciamo anche noi di fronte a un problema che ci irrita particolarmente per l’ottusità di chi ce lo pone. O forse annotava, Lui che conosceva i cuori, la grettezza di chi si sentiva superiore e pensava di potersi arrogare il diritto di giudicare e condannare. O ancora può darsi che annotasse i loro nomi nella polvere che perfino una brezza leggera poteva spostare cancellando col nome anche le persone ostinate nella loro infame crudeltà. Quel dito che tanto ricorda il dito di Dio che aveva scritto proprio quella Legge che doveva servire per il bene dell’uomo e invece veniva usata anche per andargli contro, visto che Gesù è Dio.

Ma nessuno può far cadere Gesù nel tranello. Si alzò in tutta la sua maestà e rispose in modo da mettere gli accusatori di fronte alla loro ipocrisia. Pensavano di essere a posto, di avere i numeri per poter formulare giudizi sugli altri, e d’improvviso vennero messi faccia a faccia con il loro peccato. Nessuno è senza peccato, nessuno può giudicare un fratello. Andarono via, iniziando dai più anziani, proprio da coloro che si ritenevano più degni, ma che sicuramente avevano accumulato più colpe insieme agli anni e alle nozioni imparate a memorie. Infatti per loro la Legge non era altro che un insieme di precetti da memorizzare e attualizzare con distacco senza che il cuore ne venisse toccato.

Invece l’Innocente per eccellenza, l’unico senza peccato e in grado di formulare giusti giudizi, non condannò, perdonò e donò la vita rinnovata dalla riconciliazione, chiamando la peccatrice con l’appellativo di “Donna”, lo stesso che spesso usava per la Madre.

In quel momento si era verificato l’incontro sublime degli opposti, quello tanto amato dal nostro Creatore, quello che già ci aveva descritto Luca fra i figli scellerati e il Padre misericordioso. La misericordia vince sempre la miseria perché Dio non punisce il peccatore pentito, ma lo accoglie, comprende la sua fragilità, lo accarezza col suo sguardo e ricrea la sua vita restituendogli la dignità perduta. Infatti, il peccato più grave in questo episodio non è l’adulterio della donna, ma la condanna dell’uomo.

Pensiamoci bene ogni qualvolta guardiamo i peccati degli altri e ce ne scandalizziamo. Non abbiamo nessun diritto di scandalizzarci perché anche la nostra anima è macchiata da svariati peccati e non c’è ragione di fare paragoni fra i vari tipi di colpe, perché il peccato è peccato sempre, ed è unico, sempre grave e irriverente, perché perennemente tende a offendere l’Unico senza peccato.

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