''Risorti'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''Risorti'' di Rosy Romeo

RISORTI

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

(Gv 20, 1-9)

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E’ buio, ma l’amore non conosce l’orologio. Maria di Magdala non ha sicuramente dormito, ha atteso il momento in cui la Legge le avrebbe permesso di andare al sepolcro e di rendere omaggio al Maestro secondo le usanze dell’epoca, ungendone il corpo con oli aromatici. Non è sola e una domanda rimbalza da una bocca all’altra: “Chi toglierà per noi la pietra dal sepolcro?” (Mc 16, 3). Infatti quella pietra è troppo pesante, impossibile da rimuovere, ma questo pensiero non la frena. Intanto va, in qualche modo risolverà la faccenda, la brama di adorare l’Amato le dà la speranza di poter aggirare l’ostacolo. Quale sorpresa nel vedere che la pietra è stata rimossa! Ma la sorpresa diventa amara e cede il passo alla disperazione. Le hanno sottratto anche il corpo di Gesù, le hanno tolto il diritto di potergli rendere gli onori dovuti ai defunti. Il suo Signore eliminato definitivamente e i suoi seguaci defraudati fino in fondo.

Corre dunque a dare la terribile notizia e sconvolge la comunità col suo giudizio sull’accaduto. La reazione è immediata: Pietro, cui era stato comunicato che su di lui Gesù avrebbe edificato la sua chiesa e che, tuttavia, l’aveva rinnegato, e Giovanni, il discepolo particolarmente amato che l’aveva seguito fino al Calvario, corrono all’impazzata per verificare la notizia che non riescono a ingoiare. Ed ecco lì il sepolcro aperto e vuoto dinanzi agli occhi ancora titubanti e le bende adagiate e non scomposte, semplicemente vuote, e il sudario piegato in un luogo a parte, incredibilmente vuoto anch’esso.

Maria aveva guardato come un comune mortale e aveva pensato che avevano rubato il corpo del suo Signore. Nella morsa del dolore era stata impulsiva nel giudizio e non aveva notato che le bende erano ancora al loro posto e che di certo nessuno avrebbe toccato un cadavere nudo. Nella sua mente era passato veloce un flash: un cadavere non può muoversi da solo, dunque altri l’hanno preso.

Pietro invece si ferma sbalordito e si interroga. Osserva che le bende sono nella stessa posizione in cui erano state avvolte attorno al corpo di Gesù. Semplicemente si sono sgonfiate e afflosciate. Se l’avessero rubato, l’avrebbero portato via con le bende. Se anche avessero voluto trafugare il corpo nudo, le bende sarebbero state disposte in altro modo. Invece tutto è a posto. Gesù è incomprensibilmente sparito.

Giovanni vede e crede, non usa gli occhi né la mente, ma percepisce con l’anima. Gli occorre solo un attimo e le parole del Maestro sono nel suo cuore: Gesù è resuscitato, è il Vivente, ha compiuto la sua missione e ora è nella gloria del Padre a preparare il posto per loro. Non sa che lo vedrà ancora sulla terra, ma lo sente dentro di sé e fede e gioia gli fioriscono nell’anima. La ragione non capisce, è l’amore a guidare.

C’è da chiederci se noi abbiamo amore sufficiente per comprendere la passione di Gesù per noi, quella passione sfrenata che lo porta a farsi chiudere in un sepolcro. Una volta all’anno, il Giovedì Santo, andiamo a pregare all’altare della Reposizione, adoriamo il Santissimo Sacramento in quello che per tradizione viene chiamato “Sepolcro”, siamo compunti per tutto il tempo e convinti di fare qualcosa per Gesù, poi torniamo alle nostra solita vita, pensando di aver fatto il nostro dovere. Ma la vita procede come sempre, come è stata nell’anno prima e purtroppo, nella maggior parte dei casi, come sarà in quello futuro, perché dinanzi a Gesù ci siamo limitati a recitare delle preghiere precompilate, fare delle richieste di sapore piuttosto terreno, emettere qualche sospiro di comprensione per le sofferenze da Lui subite e forse anche formulare qualche blanda promessa che quasi sempre finisce nella sacca del dimenticatoio subito dopo il Triduo Pasquale.

Faremmo bene invece ad adorare il nostro Signore da noi stessi deposto nel sepolcro personale del nostro cuore. Quanto è freddo questo sepolcro e quanto dura quella roccia su cui L’abbiamo adagiato! Chi toglierà la pietra dal nostro sepolcro? Non possiamo pensare di poterlo fare noi, è troppo pesante così carica com’è di orgoglio ed egoismo, così addobbata di peccati. La nostra superficialità non riesce neanche a sfiorarla. Allora, chi? Sempre Lui, sempre Gesù che in uno sfolgorio risuscita nel nostro cuore trasformandolo e conformandolo a sé. C’è una sola condizione: che realmente desideriamo risorgere con Lui, gettando via mentalità umane e ragionamenti inopportuni e tuffandoci nell’amore incondizionato che ci fa guardare solo alle realtà divine.

Dice San Paolo: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù” (Col 3, 1).

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