''Desiderio'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''Desiderio'' di Rosy Romeo

Desiderio

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio”.

Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”.

“Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!”. Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande.

(Lc 22, 14-23.56)

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Il brano della Passione è molto più lungo, come si può vedere dai versetti riportati, ma per questa volta ci soffermiamo sui primi che ci parlano dell’istituzione dell’Eucaristia.

Certamente non è la prima volta che Gesù festeggia la Pasqua con i suoi, ma questa è l’ultima, è la Pasqua del desiderio profondo del Maestro, la brama di donarsi totalmente pur sapendo che ancora nessuno può comprenderlo. Sa già a cosa sta andando incontro, ha presente tutto il dolore fisico e tutta la sofferenza spirituale che l’attende alla fine della cena, tuttavia aveva desiderato ardentemente che arrivasse quel momento in cui avrebbe offerto in dono tutto se stesso. Secondo la tradizione, si facevano quattro giri di calice. Luca riporta il terzo giro: Gesù invita gli apostoli a passare il calice di vino dopo aver pronunziato le parole della benedizione: Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, Re del mondo, che dai a Israele questa festa per la gioia e il ricordo. Sii benedetto Signore, che santifichi Israele e la festa.

Fin qui tutto si svolge secondo le prescrizioni del rito della Pasqua ebraica, poi il cambiamento eclatante: Gesù compie già il suo sacrificio ancor prima di salire sulla croce, benedice il pane e lo dà in cibo rivelando che non è più pane, ma carne, la sua carne: Questo E’ il mio corpo! E con l’ultimo giro di calice: Questo calice è la nuova alleanza del MIO sangue! E’ la transustanziazione, cioè la completa trasformazione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Gesù, è la realizzazione del suo profondo desiderio di entrare nel corpo dell’uomo per trasformarlo pienamente e conformarlo a sé. Gesù non parla in modo da far capire che è un simbolismo, come tanti vogliono intendere, ma è chiaro, dicendo: E’ IL MIO CORPO, IL MIO SANGUE. Per chi non crede questo, è una forzatura ritenersi cristiano perché dubita delle parole del nostro Salvatore e, comunque, ne dà una spiegazione umana. Ma a parlare è Dio! Durante questa cena Gesù rende reale il suo desiderio istituendo l’Eucaristia e la dona all’uomo per la sua salvezza e per il cammino nella via difficoltosa della santità. Negare questa verità, per quanto misteriosa possa essere, significa annullare il sacrificio dell’Agnello e pensare di essere capaci da soli di santificarci, ma l’uomo non può nulla da sé, solo il nutrimento celeste è in grado di realizzare il mistero della santità. Come non stupirsi dinanzi a tale desiderio? Sa benissimo Gesù che l’istituzione dell’Eucaristia comporta il sacrificio estremo, una sofferenza che supera ogni immaginazione, eppure sin dall’inizio tutto il suo essere era stato teso verso quel doloroso compimento della sua passione. Chi è innamorato tende sempre a voler condividere ogni cosa con l’amato. Noi siamo l’amato e Gesù, non potendo condividere con noi l’unica cosa che è espressamente nostra, cioè il peccato, essendo lui il Puro e l’Innocente per eccellenza, ha voluto pagare per noi quel debito che altrimenti ci avrebbe schiacciato definitivamente. Noi abbiamo a disposizione il dono supremo per la nostra salvezza, il dono che è costato lacrime, sangue e carne ridotta a brandelli al Figlio di Dio, l’Eucarestia che ci viene offerta ogni giorno in tutte le celebrazioni e mi dispiace per chi non vuole accoglierla.

A conti fatti Gesù ha desiderato appassionatamente la sofferenza della croce, cosa del tutto incomprensibile per la mente umana, ma nell’economia della salvezza la sofferenza partorisce la perfezione del cielo per non parlare della capacità di compenetrare i patimenti dei fratelli.

Già, durante la cena, ha inizio la sua passione con la consapevolezza del tradimento di Giuda, amato al pari degli altri, e con lo stupore degli apostoli che sarà di breve durata, poiché l’uomo, quando non comprende qualcosa più grande di lui, puntualmente la sotterra. Infatti, dopo i primi minuti di sbandamento, tornano a parlare delle piccole cose terrene, come, a esempio, un tentativo di valutazione dei loro meriti per scoprire chi di loro sia più grande.

Luca riporta questa discussione in questo contesto proprio per farci riflettere sulla nostra ristrettezza spirituale. Pietro e company hanno con loro il Salvatore che si sta offrendo nella sua totalità, ma non capiscono, sono chiusi nelle loro mentalità banali, fatte di esperienze limitate e regole umane. D’altra parte, non è ancora sceso lo Spirito Santo ad allargare i loro orizzonti per spaziare nell’infinito. Capiranno dopo e scoppieranno!

A questo punto, è logico domandarci come sta la nostra anima di fronte al dono dell’Eucaristia. Noi che abbiamo ricevuto lo Spirito Santo e quindi siamo stati messi nella condizione di comprendere, di credere, di accogliere, dobbiamo fermarci un attimo a considerare la nostra posizione dinanzi al Santissimo che, non contento di essersi donato corporalmente, si lascia chiudere nel Tabernacolo perché in qualsiasi momento possiamo usufruire della sua presenza fisica. E’ il momento di chiederci se ci prepariamo convenientemente per ricevere in noi il Sacro Corpo o se lo facciamo come un’abitudine, un’usanza. Quando ci accostiamo all’Eucarestia, tremiamo di amore e riconoscenza? La nostra vita dovrebbe cambiare pian piano e la nostra anima dovrebbe essere illuminata di divino dopo aver fatto la Comunione, al punto da far impallidire i problemi quotidiani che ci assillano. E’ vero, non possiamo negare che oggi, come in tutti i tempi, ci sono difficoltà gravi, ma questa è la nostra passione, la sofferenza che possiamo utilizzare per conformarci a Gesù e offrire come piccolo contributo per la salvezza dei fratelli.

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