''Andiamo a pescare'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

Andiamo a pescare

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Genèraset, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alla folla dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

(Lc 5, 1-11)

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La notte è finita e la pesca è andata male. In riva al lago i pescatori lavano le reti, certamente con aria triste. Si sa, quando il lavoro va male, non c’è proprio da stare allegri. Arriva Gesù. Simone lo conosce, è già stato a casa sua, ha guarito la suocera, ma adesso non sa cosa dirgli, è troppo preoccupato, non ha neanche un pesce per sfamare la famiglia. Gesù sale sulla sua barca, entra nella sua vita, essendo la barca tutta la vita per un pescatore, e gli dice di scostarla dalla riva. Chissà cosa pensa Simone in quel momento. Accontenta Gesù, forse per il rispetto dovuto a un Maestro, forse perché non ha la forza di reagire, forse per curiosità. Gesù prende a insegnare, lo fa come un rabbi, seduto; lo fa dalla barca, nel lago, le cui acque lambiscono terre abitate da popoli disprezzati, perché la sua predicazione non è riservata ai Giudei, ma è per tutti, Galilei e stranieri, tutti compresi.

Poi invita Simone ad andare al largo, dove l’acqua è profonda, perché è in profondità che si deve penetrare, è lì che si può pescare con profitto, così come la Parola non può fare effetto se si ferma in superficie, dove avrebbe lo stesso effetto del seme sul terreno sassoso. Essa deve andare nella profondità dell’anima dove può rinnovare l’uomo nella sua intimità. Quindi non essere titubante, Simone, va’ al largo, getta le tue reti in profondità, sorprendi, sveglia dalla noia di un’esistenza stanca dei suoi egoismi, rinvigorisci gli animi logorati, fai rinascere la gioia in chi pensa di averla perduta, perché Gesù restituisce sempre, a chi si volta a guardarlo, l’infanzia dello spirito, anche se è annegato nel male. Benché tu sia abituato a pescare di notte, ora capisci che con questo Maestro si pesca di giorno, quando la luce splende e mostra la sfolgorante naturalezza dell’amore divino.

Tutto questo succede dalla barca che guidi tu Simone, tu peccatore galileo, accanto al Maestro, galileo come te, che attrae tutti a sé e ti invita a pescare sulla sua parola.

Quella barca va ancora nelle acque del mondo e tu, nella persona dei tuoi successori, ancora la guidi e getti le reti per tirare fuori i tuoi fratelli dalle onde del male e sempre lo farai e la tua pesca sarà fruttuosa se non ti allontanerai dalle parole del tuo Maestro, così fruttuosa da costringerti a chiamare altri pescatori per aiutarti. E’ questa la chiesa fondata sul sangue di Gesù, nutrita dalla sua Parola, affidata al Papa di turno, abbracciata dalle viscere del Creatore; la barca che naviga sicura, le cui reti stracolme sembrano rompersi, ma continuano a tener duro per ancorare i figli al Padre.

Ci si lamenta dei peccati della chiesa, dei suoi pastori, senza pensare che, se Dio avesse voluto una chiesa perfetta, avrebbe fatto scendere dal cielo i suoi angeli, ma in questo caso sarebbe stata perfetta solo la chiesa gerarchica che non avrebbe potuto portare frutto perché gli angeli non avrebbero capito le passioni che consegnano gli uomini al peccato. Non si può comprendere ciò che non si è in grado di provare. Gli uomini li avrebbero guardati con deferenza e rispetto, forse perfino invidia, perché convinti di non poter assolutamente imitare dei puri spiriti, e di conseguenza non avrebbero mai sperimentato la bellezza della conversione. Gesù invece chiama proprio degli uomini per fondare la sua chiesa, dei peccatori, perché non essendo esenti dal peccato, possano comprendere e aiutare gli altri peccatori e gli uomini possano, per naturale conseguenza, avere la speranza di vincere le proprie passioni e convertirsi a Dio senza la paura di essere giudicati e disprezzati.

Simone si riconosce peccatore e se ne duole, guai a non esserci questa coscienza, e da questo riconoscimento, incoraggiato dalla fiducia che Gesù ripone in lui malgrado tutto, inizia il suo cammino difficile e a volte veramente doloroso, esattamente come il cammino di qualsiasi cristiano che, uscendo da una vita di peccato, va, fra cadute e rialzate, dietro al suo Signore che non si scandalizza, Lui no!, mentre noi tanto facilmente ci scandalizziamo degli altri e mai di noi stessi.

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