''Il Verbo'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''Il Verbo'' di Rosy Romeo

Il Verbo

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”.

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

(Gv 1, 1-18)

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Nel Vangelo di Giovanni non troviamo traccia della nascita di Gesù come negli altri Vangeli. Giovanni va diritto al cuore, al fulcro dell’annuncio. Nel prologo c’è la nascita e lo scopo della sua venuta e si intravede la croce scelta per amore dall’inizio.

“Dio disse: - Sia la luce! -. E la luce fu (Gen 1, 3). Dio parlò, emise in un soffio la sua voce, un suono che non echeggiò in nessun timpano, un suono che rivelò il Logos, il Verbo, attraverso cui tutto fu creato, Gesù. Gesù è in Lui, così legato al Padre nell’amore, da essere sia “presso” Dio, sia “in” Dio, sia Dio unico col Padre. Una pulsazione d’amore, come se l’Amore guardasse se stesso e non si riconoscesse bastante a se stesso: doveva creare altri oggetti d’amore. E tutto questo sin dal principio, cioè da sempre, perché il “principio” divino non è un prima di qualcosa, non è un luogo temporale, ma il Suo modo di essere. Nel Suo amore c’è un progetto, esistito da sempre, e in questo progetto il mio essere, che si sta sforzando di comprendere qualcosa, c’è da sempre, così come ci sei tu che stai leggendo. Il sentimento che si può provare dinanzi a questo concetto non può che essere stupore. Dio, che è amore infinito e che può esprimersi nel Figlio dal quale è ricambiato alla stessa maniera in modo assolutamente incomprensibile, fino a rivelarsi nello Spirito Santo, fino a essere Tre in Uno, non è soddisfatto. E’ l’apoteosi dell’amore che si esprime in un’esplosione coinvolgente tutto e tutti, che si spezzetta in miliardi di miliardi di scintille purificatrici e tutto riassume in sé.

“E Gesù si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, perché è innamorato di questa umanità agitata e tormentata dai suoi stessi sogni e desideri, dall’ignoranza di ciò che può essere bene per se stessa, come un bimbo ancora traballante sui piedi che ha la pretesa di scalare montagne; è innamorato perché, tutto sommato, la vede fragile e sempre in pericolo e la ama e vuole salvarla in ogni suo componente, testa per testa, anima per anima. E’ innamorato di ognuno di noi, siamo tutti gioielli che deve salvare dalle grinfie del nemico.

“E Gesù si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, Egli che è luce, è venuto a spaccare le tenebre per conquistare e trasformare le anime da esse tenute prigioniere. Se alcune si sono lasciate illuminare, altre non l’hanno riconosciuto e, colmo dei colmi, proprio coloro che dicevano di aspettarlo, non l’hanno accolto. Gesù si è incarnato per tutti, ha lasciato l’etere per condividere la limitatezza dell’uomo, per abbracciarlo, strapparlo alle fauci del maligno e toglierlo dal regno del dolore e della schiavitù, da un servilismo inconsapevole, ma ugualmente angosciante.

Egli è venuto per rivestire della sua divinità chi lo accoglie e per spogliarlo dell’ansia del nuovo, dal momento che il nuovo lo riceve una volta per tutte dalla Sua croce. L’uomo guadagna la pace per merito del suo Signore!

Cielo e terra si sono uniti indissolubilmente in una mangiatoia e niente potrà più dividerli, né la presunzione dell’uomo né la rabbia del maligno che dovrà assistere, impotente e traboccante veleno, alla redenzione dell’odiata umanità, nel fulgore del sacrificio divino sulla croce. La luce spazza via le tenebre dal cuore che l’accoglie, la gioia della verità dà un senso a ogni evento prima giudicato gravoso, la sapienza apre l’orizzonte dell’ignoto, la vita sconfigge la morte una volta per tutte perché, anche nelle cadute, la misericordia avvolge l’anima ferita. Quale amore può essere pari a quello dell’Eterno, del Perfetto, del Soave che si china sul misero per farlo eterno, perfetto e soave?

“E Gesù si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, non per una trentina di anni o poco più, ma per sempre. Egli volle un’incarnazione perpetua che si realizza ogni volta che ci accostiamo a Lui e accogliamo in noi la Santissima Eucaristia. Egli è l’Emmanuele, sempre a nostra disposizione per accompagnarci nel difficile cammino apparecchiato nel mondo dal nemico. Noi diciamo di essere suoi servi, ma dimentichiamo che Gesù è il vero, grande Servo che ha lavato i piedi agli apostoli, che ha seguito Giairo per restituirgli la figlia, che ha mutato l’acqua in vino per la gioia degli sposi, che ha guarito e insegnato, tutti segni di servizio fino a quello estremo di donare la vita per noi. Ha indossato il grembiule fino alle estreme conseguenze per farsi accogliere da noi e darci il potere di diventare figli di Dio. Non può rinunziare a noi, perché tutto è stato fatto per mezzo di Lui e siamo la parte migliore di una creazione buona, anzi “molto buona” (Gen 1, 31). Il Padre creò per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, siamo il frutto della Perfezione assoluta.

Se il Verbo si è fatto carne, se l’Infinito si è rivestito di finito, se l’Eternità è entrata nel tempo, a noi non resta che accogliere un simile dono e lasciarci lavorare fino a diventare gli uomini di Dio. Prima della nascita di Gesù erano considerati uomini di Dio i separati, quelli che osservavano la legge e non stavano a contatto con i malati e i pubblicani per non esserne contaminati, ma dopo di Gesù tutto cambia: gli uomini di Dio sono i servi che si sporcano le mani con ogni genere di umanità. Se Dio è sceso e si è vestito della nostra carne, noi non possiamo allontanarci da essa, ma restarvi immersi, perché proprio lì troveremo il nostro Signore. Tuttavia questo sarà possibile solo se ci saremo dissetati alla sorgente dell’Amore, permettendo a Gesù di incarnarsi in noi quando ci comunichiamo con il cuore aperto e desideroso di rispondere alle sue richieste.

Non è poi tanto importante bruciare le meningi per capire in profondità certi fatti, certe parole, certe frasi. Decisivo è abbandonarsi nelle braccia del Signore nostro che sa trovare il modo di farci comprendere la sua volontà. Beata la vecchietta che corre dinanzi al Tabernacolo offrendo se stessa con le sue povere parole e riesce a bere l’Amore puro che la conformerà al suo Signore senza che ne sia consapevole.

Come lei andiamo spesso ad abbeverarci a questa sorgente e poi indossiamo il grembiule per servire i fratelli nei loro bisogni materiali e spirituali.

“In principio il Verbo si fece carne” e per sempre vi resterà!

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