''E' nato'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''E' nato'' di Rosy Romeo

E’ NATO!

Eccolo qui Gesù, un bambino come un altro, contemplato dalla sua mamma, una come tutte le altre che adora un figlio venuto dal mistero dell’eternità. Un bimbo nato povero e destinato a diventare un re particolare, il Re Dio.

I giorni che ci avvicinano al Natale dovrebbero far crescere nei cuori quel senso di attesa che riempie il petto della donna che porta in grembo un figlio. Un’attesa trepida, fatta di speranza e preoccupazione per lo stato di salute del proprio bambino. Bello indugiare in quella mezzanotte magnifica, ora scelta dalla Chiesa per renderci più concreto un fatto cui non abbiamo assistito, ma che ha sconvolto il mondo fino a oggi. La domanda è: noi, gente smaliziata del ventunesimo secolo, ci lasciamo sconvolgere da questa nascita o viviamo il tutto come una bella tradizione che ci distingue dalle popolazioni non cristiane? Ci lasciamo stupire da quest’evento come i pastori di quella notte, assurda se guardata con occhi umani? Quegli uomini, giudicati impuri dai loro contemporanei, esclusi dalla vita sociale e religiosa del tempo, rimasero abbagliati da una luce. Poveri e analfabeti, ultimi fra gli ultimi, furono proprio loro i prescelti da Dio, mandati per primi ad adorare il Salvatore. Li immagino lì in aperta campagna, esterrefatti e senza parole, alzarsi lentamente e muoversi come in sogno e senza commentare. Non pensarono neanche che per legge non avrebbero potuto avvicinarsi ad alcunché di sacro, presero qualcosa di ciò che avevano a disposizione e si incamminarono, ancora ipnotizzati da quella luce. Quando giunsero a destinazione, sempre più sbalorditi, si inginocchiarono ammutoliti dinanzi a un bambino che non aveva niente di diverso dai piccoli messi al mondo dalle loro donne. Ma non fecero paragoni, non si chiesero, alla maniera dei sapienti, come un pargolo, che non aveva avuto neanche una casa decorosa per nascere né pannicelli signorili, potesse essere il loro salvatore, il Cristo Signore.

Dovevano amarlo o averne paura? Non si chiesero neanche questo, erano persone semplici, erano i piccoli di Dio. Non riesco a immaginare come il nostro animo possa essere simile al loro. Siamo persone istruite, intelligenti, abbiamo tante distrazioni e il silenzio in cui i pastori vivevano, sprofondati nella quiete della natura e lontani dalla società turbolenta, non sappiamo neanche cosa sia. Noi abbiamo perso la facoltà di stupirci e restare in silenzio. Ma il Signore Gesù parla in quella condizione. Forse per questo non ci meravigliamo più, perché non lo sentiamo. Ed è un vero peccato! Neanche possiamo immaginare l’incanto del rapimento celeste che perdiamo.

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