''Che fare'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

''Che fare'' di Rosy Romeo

CHE FARE?

In quel tempo, le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella (Lc 3, 10-18).

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Ricordo sempre il racconto di un’amica che si era recata in Africa e ne era tornata edificata, ma soprattutto mortificata, perché era stata costretta suo malgrado ad apprendere una lezione d’amore che mai avrebbe sospettato. Si trovava in un villaggio dove la povertà , realtà tangibile, era l’unica luce che teneva sveglio un nugolo di ragazzetti magri e tristi. Lei non mangiava dal mattino e aveva fame, ma non aveva dove nascondersi per consumare il cibo che aveva con sé. Così lo tirò fuori dallo zaino per zittire il richiamo dello stomaco, ma sentendo sulla pelle lo sguardo di una dozzina di pupille affamate, non riuscì a mangiare e offrì un pezzo del suo pasto ad uno di loro pensando che sarebbe scappato col suo bottino. Con suo grande stupore, vide che gli altri bambini si erano disposti in riga e il favorito divideva quel pane ormai raffermo dandone un pezzetto a ognuno e serbando l’ultimo per sé. Quella lezione pratica d’amore ebbe per lei un valore superiore a tutte le omelie che aveva ascoltato e a tutti i pasti da lei stessa confezionati nella Caritas parrocchiale usando il superfluo donato dai fedeli.

Ma conservo nel cuore altri ricordi: matrimoni, cenoni, anniversari e così via. Tavole imbandite d’ogni pietanza fino al voltastomaco e occhi famelici di tipi dalle pance prominenti e donne strette da busti elastici fino a far rientrare il grasso fra le costole, mentre ragazzine in linea fanno già i calcoli delle calorie per smaltire il superfluo nei giorni successivi. Se poi il banchetto è organizzato a buffet, ecco che, mentre con parole e sorrisi si ostenta un nobile distacco, gli occhi si allungano a valutare le varie leccornie, per poi gettarsi all’arrembaggio e aprirsi un varco a colpi di gomito.

Un contrasto stridente nel quale è impresa ardua inserire la voce di Giovanni che risponde alle domande del popolo con proposte di amore, onestà, rispetto dell’altro. Ammonimenti su fatti concreti, non sospiri, spalle ricurve e dolci parole rivolte a un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza. Il cristiano è una creatura fatta a immagine di Cristo, ben eretta, con gli occhi rivolti al cielo, i piedi saldamente poggiati a terra e le braccia allargate con le mani tese verso i fratelli. A guardarlo bene, è un crocifisso umano che vive una vita nuova alimentata dall’amore di Cristo che non si è limitato a stare unito al Padre nelle sue notti di preghiera, ma si è donato concretamente all’uomo con la sua carne martoriata.

Dobbiamo farci martirizzare? Non è detto che questo non ci venga richiesto un giorno, tanti nostri fratelli stanno già ricevendo il battesimo di sangue, ma per il momento ci viene consegnato un compito molto leggero al confronto: dare una parte del nostro vestiario a chi è nudo, cercare di non rimpinzarsi per avere di che sfamare l’affamato, condividere cioè i doni che il Signore ci ha dato in gestione. Non è necessario fare gesti clamorosi o atti eroici. Basta alleggerire l’armadio di qualcuno dei nostri giubbotti per sostituire qualche giacchetta sdrucita; non occorre avere un paio di scarpe per ogni vestito, ci sono quelli che camminano con scarpe dalle bocche aperte; non sprecare il cibo per riempire sacchi d’immondizia, è sufficiente comprare meno vivande per noi e qualcuna per chi ha fame. Si tratta semplicemente di condivisione, così come si fa all’interno della propria famiglia, poiché, alla fin fine, facciamo tutti parte di un’unica famiglia, la famiglia di Dio Padre. Amore è non approfittare della propria posizione per vessare i propri simili, è non frodare chi si fida o chi è ingenuo, è sacrificare un po’ di tempo dedicato ai nostri hobby per donare compagnia a un anziano solo, o aiuto a un bambino che ha difficoltà a scuola, o affrontare la fila nello studio medico per la prescrizione dei farmaci di un malato, solo per evitargli il disagio della sala d’aspetto.

Amore è anche annunziare il Vangelo con le parole e la vita, perdonare chi ci rende la vita difficile, spiegare la Parola per ispirare gli altri a immergersi nel mare ineffabile della misericordia del Padre, perché “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8).

Noi siamo la “sposa” e Gesù è lo Sposo. La sposa fa grandi preparativi prima di presentarsi al suo sposo per essergli gradita, per mostrargli quanto apprezzi le sue attenzioni e pure perché lui possa vantarsene con gli amici. Quanto più noi dobbiamo preparare la nostra anima per il grande incontro! Ogni manifestazione d’amore per gli altri è una perla preziosa che adorna il nostro spirito per quel giorno benedetto.

Giovanni era innamorato della proposta divina, come tutti i profeti che l’avevano preceduto, e non faceva altro che mettere ogni individuo di fronte alla propria coscienza, perché nella coscienza è già impressa la legge dell’amore divino, offuscata dall’egoismo umano. I Giudei percepirono che annunziava qualcosa di veramente grande e nel profondo del cuore decisero di farne parte. Per questo chiedevano: “Che dobbiamo fare?”.Anche noi dobbiamo farci la stessa domanda con trasporto, senza paura, perché non c’è bisogno di stravolgere la nostra vita, basta orientare tutto verso la Luce che dà la Gioia e se non conosciamo esattamente qual è il punto cardinale verso cui volgerci, guardiamo la bussola, cioè il fratello carente in qualcosa, e nel servizio a lui scopriremo l’orientamento giusto e saremo avvolti dal sorriso di Dio.

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