''L'obolo'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

L’OBOLO

“In quel tempo, Gesù (nel tempio) diceva alla folla nel suo insegnamento: - Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa -.

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: - In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei, invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere –“ (Mc 12, 38-44).

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Forse Gesù non amava i farisei e gli scribi? Credo che li amasse, in quanto creature, ma non sopportava la falsità e prosopopea di alcuni di loro. Gesù rimproverava sempre i farisei e gli scribi ciechi, quelli che si opponevano al suo insegnamento scomodo e ingoiavano la vita degli altri. Criticava il loro desiderio di potere, le elemosine e le preghiere ostentate per essere giudicati santi, le vesti fastose adatte a sottolineare il loro grado nella società del tempo, la smania di essere onorati e ossequiati. Biasimava il loro disinteresse, anzi il disprezzo, che costoro nutrivano per la povera gente, che annullava la loro cura esasperata del culto e la profonda conoscenza della Parola.

Non è una categoria finita; di farisei e scribi siffatti, ai nostri giorni, ne abbiamo a iosa. Devotissimi praticanti che fuori della chiesa lasciano cadere la monetina senza sfiorare la mano tesa verso di loro, che non si sognano nemmeno di chinarsi a chiedere il nome al proprietario di quella mano o di invitarlo a sedere a un tavolo del bar per fare colazione insieme. Siamo cristiani con la puzza sotto il naso! Magari si è disposti a donare una bella panca alla chiesa con il proprio nome su una targa bene in vista o anche una statua con la scritta: “ Dono del dottor Tal dei Tali”; tutto offerto a futura memoria dei propri discendenti. Come i ricchi dei tempi di Gesù che davano molte monete e si compiacevano come pavoni con la coda aperta.

Ma Gesù, seduto, guardava una vedova, una povera donna che gettava solo due spiccioli nel tesoro, forse vergognosa di non poter dare di più. Era tutto ciò che possedeva e sapeva che nessuno l’avrebbe ammirata per quella cifra irrisoria paragonata alle altre. Come la vedova di Sarepta che aveva dato da mangiare al profeta Elia tutto ciò che aveva. Due donne povere di beni materiali, ma ricche dell’amore di Dio. Notiamo lo sguardo di Gesù su di lei fino a indicarla ai suoi discepoli che, come noi, non si erano accorti di niente. Forse anche loro erano impegnati a osservare il corteo di benestanti che gettavano monete con ostentazione. Era uno sguardo di contemplazione quello di Gesù, se di ammirazione o commiserazione, non si capisce bene. Dio contemplava la sua creatura perché non si curava di essere ammirata, ma le interessava solo fare ciò che le era stato insegnato, anche se questo significava non avere più di che sostentarsi. Si compiaceva di lei perché non esitava a donare tutta la sua vita. Il suo comportamento era uno schiaffo inconsapevole per l’ingordigia degli uomini religiosi che approfittavano di lei. Infatti, se ci pensiamo bene, chi usufruiva del tesoro del tempio e quindi del denaro dei poveri?

Anche noi apparteniamo alla civiltà dell’apparire, ma possiamo cambiare, prendere coscienza, stabilire cosa veramente vuole Dio da noi. Non parole vuote, preghiere interminabili, nozioni di teologia, santuari risplendenti di marmi e cose preziose, ma la capacità di dare tutti noi stessi a Gesù tramite l’abbraccio materiale e spirituale ai fratelli.

Ci viene insegnato che bisogna contribuire ai bisogni della chiesa, ma la chiesa siamo tutti noi, siamo noi le basiliche, le cattedrali e le piccole cappelle. Siamo noi, tutti i figli di Dio, e non le pietre o le statue da restaurare o i quadri. Se si può sopperire ai bisogni degli edifici sacri, bene, ma prima vengono gli uomini!

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