''Il re'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

Il Re

“In quel tempo, Pilato disse a Gesù: - Sei tu il re dei Giudei? -. Gesù rispose: - Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me? -. Pilato disse: - Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto? -. Rispose Gesù: - Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù -. Allora Pilato gli disse: - Dunque tu sei re? -. Rispose Gesù: - Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce -. (Gv 18, 33-37).

°°°°°°°

Due imperi a confronto, imponente e temporaneo l’uno, eterno e sublime l’altro, l’ottusità di fronte alla verità. L’idea di re evoca immagini di ricchezza, fasto, comando, tutto il contrario dell’immagine che Pilato si trova innanzi. Gli opposti si fronteggiano, il potente viene sconfitto, confinato nella confusione e nell’incomprensione, il perdente è vittorioso nella sua libertà di essere Colui che è, anche se nascosto nell’umiltà e aggredito dal potere dei sacerdoti inquieti, proprio coloro che avrebbero dovuto riconoscerlo per primi e invece decidono di abbatterlo per conservare l’egemonia sul popolo.

Forse Gesù vuole stimolare il procuratore romano a usare liberamente la sua capacità di ragionare, ma Pilato non capisce la mentalità dei Giudei e forse non si sforza nemmeno di farlo, gli interessa solo il suo potere e, oltre a questo, le tasse e l’ordine.

Il regno di Gesù è la verità secondo la quale il re non chiede, ma dà, non comanda, ma serve, non vuole essere temuto, ma ama. La potenza si piega ad accogliere la fragilità. Dio si spoglia della sua divinità e ne riveste l’uomo sollevandolo alle altezze dei Cieli così come Lui è disceso nella debolezza della carne.

La nostra idea di re? Nulla di nuovo, la stessa che aveva Pilato: un uomo vestito di ricchi panni, eretto, con occhi altezzosi, circondato da individui adoranti, raramente per vera ammirazione, quasi sempre per vile interesse. Oggi si presenta in giacca e cravatta, articoli firmati e del valore di centinaia di euro o forse ancor più, con un codazzo di leccapiedi che gettano nell’immondizia la propria dignità per qualche favore di poca importanza e durata e che godono degli omaggi resi al leader del momento come se fossero dovuti al loro intelletto annebbiato.

Gesù, invece, si presenta al cospetto dell’autorità con aria ferma e decisa, accompagnato da un codazzo di accusatori. E’ umile, ma non debole e con calma regale risponde alle domande di Pilato con asserzioni che sconvolgono i neuroni del romano. Si siederà su un trono dalla strana forma di croce, si farà incoronare, ma al posto delle pietre preziose ci saranno spine acuminate, e farà le abluzioni, ma l’acqua profumata sarà il suo stesso sangue con il quale laverà l’umanità intera.

E noi, quale re seguiamo noi? Quello che fa agitare bandiere e rullare tamburi al suo passaggio, o quello che si istalla nel silenzio, quello che ci affossa o quello che ci innalza? Guardiamo ai potenti della terra o a Colui che si è adagiato sul trono della croce? Sono tutte domande che nella normalità dei giorni stressanti che viviamo preferiamo non porci. Eppure dalla risposta a questi interrogativi dipende il nostro futuro. Non vogliamo pensare mai alla morte, come se non pensarci servisse ad allontanarla. La vediamo come una chiusura definitiva a tutto ciò che ci appartiene, mentre è la porta luminosa che apre i suoi battenti dorati per introdurci nel futuro che ci attende, del quale conosciamo così poco da averne paura. Ma dove manca la conoscenza supplisce la fede, la fede in un Re che si è presentato a noi come un uomo qualsiasi, forse anche per non metterci in imbarazzo, per rivestirci di panni regali e sollevarci alla dignità di abitanti del Paradiso, dove l’amore è musica celestiale, Figli dell’Altissimo, ossequiati dagli Angeli e accompagnati dai Santi che ci hanno preceduto.

Diceva San Francesco: “Tanto è il bene che m’aspetto, ch’ogni pena m’è diletto”.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post