''Beati noi quando'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

Beati noi quando …

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno di Dio.

(Mt 5, 1-12)

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Quando progettiamo di intraprendere un viaggio, per prima cosa dobbiamo pensare a controllare i nostri documenti, senza i quali siamo nessuno. Tessera d’identità alla mano, dunque, per dimostrare che siamo proprio noi. Occhi, capelli, altezza, segni particolari. Non è scaduta, è tutto in regola, possiamo andare. Piccola carta, per un piccolo viaggio, in una vita precaria.

C’è però un viaggio ben più importante che già stiamo facendo senza porvi attenzione. Nascendo siamo saliti su un treno che ci porterà, stazione dopo stazione, all’ultima fermata e là dovremo mostrare il nostro documento d’identità, per entrare nel luogo che Qualcuno ci ha preparato dall’eternità. I connotati della nostra anima sono descritti nelle Beatitudini, la vera carta d’identità dei seguaci del Cristo. Poveri, miti, misericordiosi, perseguitati. E’ tutto in regola?

Possiamo sentirci le persone migliori di questo mondo, ma se ci confrontiamo con le beatitudini, qualche punto a nostro sfavore lo troviamo di sicuro. Tuttavia non dobbiamo scoraggiarci, perché basta essere onesti con se stessi, ammettere i nostri limiti, soprattutto dinanzi al nostro orgoglio, e presentarli al Signore che non mancherà di aiutarci. Per questo ci ha rivelato le beatitudini, per agevolare il nostro cammino. Quando l’uomo era ancora un bambino immaturo, Dio diede i comandamenti per educarlo: non fare questo, non fare quello. Come fa un padre con un figlio ancora troppo piccolo per capire determinati ragionamenti. Ma quando il figlio cresce, si intavolano le discussioni e gli si dà fiducia. Alla stessa maniera il Signore. Ora che siamo cresciuti, ci dà fiducia e ci parla apertamente e senza mezzi termini: se tu sei operatore di pace, tutti ti riconosceranno come mio figlio e se sei puro di cuore, di sicuro mi vedrai. Fatti povero, figlio mio, condividi le tue risorse con chi ne è privo, il tuo tempo con chi vive nella solitudine, dona il tuo sorriso a chi è triste, spogliati della tua presunzione e della tua vanità e Io ti assicuro che già ora, prima ancora che arrivi all’ultima stazione, il mio regno ti appartiene. Nel tuo cuore sentirai la mia gioia e la pesantezza del mondo non graverà più sulla tua anima. Non dimenticare però che il mondo non ti capirà e non ti sopporterà perché non potrà riconoscere in te il tormento che l’opprime. La tua vita limpida e leggera sarà uno schiaffo che lo colpirà in piena faccia, uno specchio in cui si rifletterà una luce che lo accecherà, una musica dolce che gli spaccherà i timpani. Allora vorrà distruggerti per non dover più tollerare il rimprovero silenzioso che la tua condotta gli urlerà contro e ti perseguiterà. Lo farà con tutti i mezzi che avrà a disposizione. Non temere, però, perché Io sarò al tuo fianco. Nessuno potrà toglierti il mio regno perché sei beato, dunque felice, perché sei santo, anche se non lo sai. E il non saperlo è il timbro di validità sulla tua carta.

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