'Alzate il capo'' di Rosy Romeo

Pubblicato il da Rosy e Salvo

Alzate il capo

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: - Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21, 25-28.34-36).

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Fra poco celebreremo il Natale. I nostri cuori si scioglieranno nelle sdolcinatezze proprie di questo periodo, come ogni anno, per poi ritornare alle abitudini egoistiche di sempre. La bontà che dimostriamo nei giorni in cui ricordiamo la prima venuta del nostro Signore viene consegnata alla fata Smemorina, come se inconsciamente avessimo voluto fare un regalo al Bambinello, simile a quelli che depositiamo ai piedi dell’albero natalizio per i nostri bambini. Non pensiamo che siamo noi a ricevere un regalo, il dono sommo di un Dio fattosi uomo, sceso una prima volta per mostrarci la Via e che tornerà per raccogliere quelli che l’hanno percorsa. Il tempo che siamo chiamati a vivere fino alla festa che piace di più ai cristiani, l’avvento, è tempo di attesa di un avvenimento clamoroso, incredibile, cui siamo ormai così abituati da non riuscire a capirne il senso vero. Non ci si chiede cosa si aspetta o, per meglio dire, ci si aspetta di vedere luci intermittenti ai balconi e nelle vetrine dei negozi, che portano un surrogato di gioia in un secolo che non conosce la vera gioia. Si preparano presepi, ma non si fa un presepe del proprio cuore, si addobbano alberi per rispettare una tradizione che non ha neanche origini cristiane, essendo presente già in culture molto antiche, come simbolo della vita. Era perfino sacro a Odino, un dio dei Germani. Fu poi adottato dai cristiani nel Medioevo come simbolo di Cristo.

Ad ogni buon conto, il periodo natalizio serve spesso per accantonare le difficoltà della vita e le angosce di questa epoca travagliata. Andiamo verso la festa per avere un po’ di respiro da questi affanni, per commuoverci dinanzi alla statuetta del Bambino Gesù, scoprendo che la commozione fa bene al cuore, che lo scampanio può far trascurare per qualche ora i rumori della vita moderna, che è piacevole riscoprire la bellezza dello stare insieme nella pace.

Ma la Parola di oggi ci illustra un’attesa ben diversa, qualcosa che, bisogna riconoscerlo, mette in agitazione. Di solito si resta fermi alla prima venuta di Gesù e non si riflette sul fatto che è solo l’inizio della missione del nostro Signore. Quando sarà il tempo stabilito dal Padre, questa missione giungerà al suo compimento con il ritorno glorioso di Colui che ha dato la vita per noi e che da noi aspetta amore e dedizione, ma non verso le statuette rosee adagiate nelle mangiatoie di porcellana o legno o qualsiasi altro materiale inanimato, bensì verso le mani tremanti d’un anziano malato, o verso le mani sporche di un barbone che invece della paglia, usa la carta di giornale per riscaldarsi, o ancora verso chi ha macchiato il candore dell’infanzia con i mali più gravi e spera in un perdono risanatore.

Gesù verrà a liberare i suoi figli, li strapperà dalle fauci del maligno che si sta dando un bel da fare per rapirglieli. I seguaci del Cristo sono vessati da mille catastrofi, dei generi più svariati, dalla fame alla discriminazione razziale o religiosa o culturale, dalle epidemie alle guerre, dai terremoti alle violenze più efferate. Ed esiste, purtroppo, una calamità più grave perché si insinua subdolamente nella mente con lo stile che si addice a Satana, che usa parole suadenti mascherate di bene, crea effetti speciali per incantare l’intelligenza, ruba la nostra capacità di discernimento per renderci incapaci nella difesa della fede. Già da qualche anno in alcuni luoghi si celebra “il rito della luce” nel solstizio d’inverno, spacciandolo per una celebrazione buona e santa e nascondendo che si tratta invece di un rito pagano di stile massonico. Ed è proprio di oggi la notizia che un certo signore, preside dell’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano (MI), in nome della “laicità della scuola pubblica” e nel rispetto delle altre religioni ha eliminato i Crocifissi dalle aule e ha cancellato il Concerto di Natale, trasformandolo nel saggio musicale “Festa d’inverno” da tenersi il 21 gennaio, vietando i canti natalizi. Un vero e proprio attacco alla nostra fede camuffato con l’idea del rispetto degli altri. Bravo! Ha avuto il suo momento di gloria davanti alle telecamere, ma quando sarà davanti al Signore, alla fine dei tempi, dove sarà questa piccola gloria momentanea e irrispettosa, non solo verso Dio, ma anche verso i suoi figli tanto amati che, a sua disdetta, siamo ancora numerosi? E pensare che proprio in questi giorni il Papa è andato in un covo di terroristi per testimoniare l’Amore! E non è il solo a vivere nel pericolo per lo stesso motivo. Sono questi i veri uomini, quelli che tengono ancora fermo il braccio di Dio. Ma non basta, tanto che disastri paurosi e progetti ambigui continuano a sferzare l’anima e mettere la fede a dura prova. Niente sarà più sicuro e per tale motivo l’uomo desidererà scomparire dalla terra.

Non possiamo negare che tutto ciò è già in atto in maniera così evidente, da far pensare che non è possibile che possa ancora peggiorare. Tuttavia, poiché il Signore ancora non viene, c’è da aspettarsi di molto peggio e l’uomo trema e cerca in tutti i modi di sconfiggere la paura tuffandosi nei piaceri più sfrenati e aggravando la situazione. Ma Gesù non ci lascia soli in queste tremende situazioni, ci spiega come poter affrontare il male e superare il terrore, ci dice di pregare per riconoscere i segni dei tempi e, una volta riconosciuti, sollevarci e alzare il capo, perché mentre gli abitanti della terra soccomberanno, i figli di Dio saranno sollevati alle altezze celesti. E ci ricorda di stare sempre all’erta, di non lasciarci distrarre neanche dalle nostre stesse sofferenze e preoccupazioni e, men che meno, da divertimenti terreni poiché è facile cadere e perdersi. Se veglieremo, non ci perderemo e sapremo attendere con fiducia la Sua venuta.

Allora sarà il nostro Natale!

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