''I piccoli' di Rosy Romeo

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''Piccoli'' di Rosy Romeo

PICCOLI

“….. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: - Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso -. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro” (Mc 10, 2-12).

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Ecco ancora una volta il chiaro contrasto tra la mentalità dell’uomo e il pensiero di Dio. Il bambino è per sua natura un essere indifeso, immaturo, ancora senza esperienze né conoscenze. Comprende solo la presenza o mancanza di amore e, anche questo, non per un processo razionale, ma per percezione inconscia. Per di più, per i contemporanei di Gesù, i bambini non avevano nessuna importanza, appartenevano alla categoria degli “ultimi”, senza altro diritto che obbedire. Stare con loro era, a voler essere elastici, una perdita di tempo per un rabbi. I discepoli erano perfettamente integrati nella cultura del tempo, per cui ritenevano loro dovere liberare il Maestro da simili fastidi. Ma tutto funzionava al contrario con Gesù e invece di essere lodati per il loro zelo, vennero rimproverati pubblicamente. Se fossero stati schiaffeggiati fisicamente, forse il loro sbalordimento sarebbe stato meno travolgente. Se non altro, sarebbero stati in grado di chiedere spiegazioni, ma in quel modo non potevano che restare senza parole. Tutta la loro cultura andava a gambe all’aria. Quel maestro, così strano che toccava gli impuri e le prostitute, che chiamava i peccatori e abbracciava i bambini!

Ci possono sembrare cose strane queste classificazioni in categorie decorose e sconvenienti stabilite dagli Ebrei di quel tempo, ma anche noi, cittadini liberi dei paesi civili del terzo millennio, decretiamo le nostre divisioni, magari sottovoce, e arricciamo il naso quando ci scontriamo con i sottogruppi da noi stessi fissati. Possono essere gli ignoranti, i clochard, gli omosessuali, i delinquenti incalliti, i tossici. Anche noi pensiamo diversamente da Dio, malgrado siano trascorsi due secoli di cristianesimo. Anche noi ci sconvolgeremmo se vedessimo Gesù tendere la mano verso i nostri “ultimi”. Gesù ha rivoltato la scala sottosopra e ha messo gli ultimi in cima e i benpensanti ai piedi. Questo, non perché approvi la negazione del bene che può trovarsi in tali tipologie di individui, ma perché essi, essendo a conoscenza dei loro limiti, sono più aperti alle carezze del Cristo. Chi, invece, ritiene di essere al di sopra di coloro che non rispondono ai loro canoni di decoro, rimane chiuso nella prigione della propria superiorità. Per salire la scala che porta al Padre occorre, quindi, farsi piccoli, spogliarsi di ogni sovrastruttura sociale e intellettiva, diventare leggeri e confidenti e farsi compagni di viaggio di tutti gli uomini, di qualsiasi estrazione sociale e levatura morale. Non dobbiamo dimenticare che ama di più colui cui viene perdonato di più (Lc 7, 47). Quando saremo stati capaci di gettar via tutti i fardelli che ci sembrano necessari e decorosi, saremo nello stato dei bambini che Gesù abbracciava e nel perdere ogni cosa avremo guadagnato tutto.

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